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Trombosi dopo intervento chirurgico: sintomi e come prevenirla

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Visita Chirurgica

Pubblicato il 21/09/2026 - Aggiornato il 22/09/2026

La prevenzione della trombosi è parte integrante della sicurezza chirurgica. Muoversi quando possibile, utilizzare correttamente i dispositivi prescritti e seguire con precisione le indicazioni sulla terapia contribuisce a ridurre il rischio, senza sostituire mai la valutazione personalizzata dell’équipe chirurgica e anestesiologica.

Prof. Gianlorenzo Dionigi

Direttore U.O. Chirurgia Generale, Capitanio Auxologico IRCCS

La trombosi dopo un intervento chirurgico è una possibile complicanza che si può ridurre con una prevenzione mirata. Dopo un’operazione, infatti, il rischio di formare un coagulo di sangue nelle vene può aumentare temporaneamente.

Per questo motivo l’équipe valuta per ogni paziente il rischio di trombosi venosa e di sanguinamento e, quando indicato, programma misure preventive personalizzate:

  • mobilizzazione precoce;
  • calze antitrombo o dispositivi di compressione;
  • terapia farmacologica con eparina.

La prevenzione non è uguale per tutti. Dipende dal tipo e dalla durata dell’intervento, dal periodo di immobilità previsto, dall’età, dal peso, dalla storia clinica, dalla presenza di tumori, precedenti episodi trombotici, terapie in corso e dal rischio emorragico. Le linee guida raccomandano una valutazione individuale e l’impiego combinato o selettivo di misure meccaniche e farmacologiche in base al bilancio tra rischio trombotico e rischio di sanguinamento.

Cos'è la trombosi


Trombosi ed embolia polmonare dopo un’operazione: cosa sono e perché si formano

La trombosi venosa profonda è la formazione di un coagulo all’interno di una vena profonda, più spesso a livello di gamba o bacino. Se una parte del coagulo si stacca e raggiunge i polmoni, può provocare un’embolia polmonare, una condizione potenzialmente grave che richiede assistenza urgente.

L’intervento chirurgico può favorire temporaneamente la formazione di coaguli per tre motivi principali:

  • La riduzione della mobilità prima e dopo l’operazione rallenta il ritorno del sangue dalle gambe al cuore.
  • La chirurgia determina una naturale risposta dell’organismo alla lesione dei tessuti, con maggiore tendenza alla coagulazione nel periodo postoperatorio.
  • Alcuni fattori personali o clinici possono aumentare ulteriormente il rischio, come precedenti trombosi, obesità, tumore, età avanzata, immobilizzazione, insufficienza cardiaca o respiratoria, malattie infiammatorie e alcune terapie ormonali.

Non tutte le persone operate hanno lo stesso rischio e non tutti gli interventi richiedono la stessa prevenzione. Nella chirurgia maggiore, le linee guida dell’American Society of Hematology suggeriscono, quando appropriato, la profilassi meccanica rispetto alla sua assenza e la profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare o eparina non frazionata.

Cos'è l'embolia polmonare


Sintomi della trombosi dopo l’intervento: quali segnali riconoscere

Riconoscere in tempo i segnali di una possibile trombosi è importante, anche dopo il ritorno a casa. I sintomi da non sottovalutare sono diversi a seconda che il coagulo resti nella gamba o raggiunga i polmoni.

Sintomi della trombosi venosa profonda alla gamba

I segnali possibili includono:

  • gonfiore di una gamba;
  • dolore o tensione al polpaccio o alla coscia;
  • aumento del calore;
  • arrossamento o colorazione diversa rispetto all’altra gamba.

Questi sintomi non confermano da soli una trombosi, ma richiedono una valutazione medica tempestiva: è importante contattare il chirurgo o il medico di riferimento.

Sintomi dell’embolia polmonare: quando chiamare il 112

L’embolia polmonare richiede assistenza immediata. I segnali che devono far sospettare questa condizione sono:

  • fiato corto improvviso;
  • dolore toracico;
  • respirazione rapida;
  • palpitazioni;
  • svenimento;
  • tosse con sangue;
  • peggioramento improvviso delle condizioni generali.

In presenza di questi sintomi chiami il 112 o si rechi in Pronto Soccorso.

Dolore post operatorio: come affrontarlo?


Rischio di trombosi prima dell’intervento: la valutazione dell’équipe

La prevenzione inizia prima dell’ingresso in sala operatoria. Durante il prericovero, la visita anestesiologica e il ricovero, il team raccoglie informazioni utili per identificare fattori di rischio e pianificare la strategia più sicura.

È importante comunicare sempre:

  • Precedenti episodi di trombosi venosa o embolia polmonare.
  • Familiarità per trombosi o disturbi della coagulazione.
  • Terapie anticoagulanti o antiaggreganti già in corso.
  • Uso di contraccettivi ormonali, terapia ormonale sostitutiva o altri farmaci rilevanti.
  • Presenza di tumore attivo o trattamenti oncologici.
  • Gravidanza o puerperio, quando pertinenti.
  • Periodi recenti di immobilità, viaggi molto lunghi o interventi recenti.
  • Eventuali sanguinamenti, ulcere gastrointestinali, piastrinopenia, malattie del fegato o dei reni.

La scelta della profilassi deve essere personalizzata perché alcune misure, in particolare i farmaci anticoagulanti, possono aumentare il rischio di sanguinamento. Le linee guida NICE raccomandano di valutare sia il rischio di tromboembolismo venoso sia quello emorragico per scegliere la prevenzione più appropriata.

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Come evitare la trombosi dopo l’intervento: le quattro strategie di prevenzione

Mobilizzazione precoce dopo l’intervento

Alzarsi dal letto, camminare e muovere le gambe appena possibile è una delle misure più semplici ed efficaci per favorire la circolazione venosa. La mobilizzazione avviene secondo le indicazioni del chirurgo, dell’anestesista e degli infermieri, nel rispetto del tipo di intervento e delle condizioni cliniche.

Può includere esercizi a letto, movimenti di caviglie e ginocchia, posizione seduta, alzata assistita e progressiva ripresa della deambulazione. Le linee guida raccomandano di incoraggiare la mobilizzazione il prima possibile dopo un intervento e, se il paziente deve restare a letto, di eseguire esercizi degli arti inferiori.

Calze antitrombo: quando servono e come si usano

Le calze antitrombo, chiamate anche calze a compressione graduata, esercitano una pressione maggiore alla caviglia e progressivamente minore risalendo lungo la gamba. Possono contribuire a sostenere il ritorno venoso quando il paziente ha mobilità ridotta, purché siano indicate, della misura corretta e indossate correttamente.

Non sono calze “universali” e non devono essere acquistate o utilizzate autonomamente come sostituto della valutazione clinica. Possono essere controindicate, per esempio, in presenza di arteriopatia periferica significativa, neuropatia diabetica importante, lesioni cutanee estese, grave edema o condizioni che richiedono una valutazione vascolare specifica. Le linee guida NICE indicano di non utilizzare calze antitrombo in alcune situazioni, compresa la malattia arteriosa periferica e la neuropatia diabetica.

Quando prescritte, devono essere indossate giorno e notte fino alla ripresa di una mobilità adeguata, salvo diverse indicazioni dell’équipe. Il personale sanitario spiega come posizionarle e controlla che non causino fastidio, pieghe, compressioni localizzate o alterazioni della cute.

Compressione pneumatica intermittente

In alcuni pazienti, soprattutto durante l’intervento o nei primi giorni di ricovero, possono essere utilizzati dispositivi che si gonfiano e si sgonfiano ritmicamente intorno alle gambe. Questa compressione pneumatica intermittente favorisce il flusso venoso e può essere scelta quando l’eparina non è indicata o può essere associata ad altre misure nei pazienti a rischio più elevato.

Nella chirurgia maggiore, le linee guida ASH suggeriscono la compressione pneumatica intermittente rispetto alle calze a compressione graduata quando è indicata una profilassi meccanica.

Eparina dopo l’intervento: a cosa serve e per quanto tempo

L’eparina a basso peso molecolare, spesso somministrata con una piccola iniezione sottocutanea, è uno dei farmaci più utilizzati per prevenire la formazione di trombi dopo interventi chirurgici selezionati. Non scioglie un coagulo già formato: riduce la probabilità che si formi un nuovo trombo nel periodo di rischio.

La dose, il momento di inizio e la durata della terapia vengono decisi dal medico in base al tipo di procedura, al peso, alla funzione renale, al rischio trombotico e al rischio emorragico. In chirurgia generale, documenti di indirizzo regionali riportano come farmaci di uso prevalente le eparine a basso peso molecolare, l’eparina non frazionata e il fondaparinux; in condizioni selezionate, la profilassi può proseguire per 7–10 giorni o più a lungo, mentre nei pazienti sottoposti a chirurgia oncologica maggiore può essere considerata fino a quattro settimane.

Non bisogna iniziare, sospendere, prolungare o modificare l’eparina autonomamente. Anche se è un farmaco molto utilizzato, può aumentare il rischio di sanguinamento e richiede prescrizione, controllo e istruzioni precise.

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Trombosi dopo la dimissione: cosa fare a casa e quando contattare il medico

Alcuni pazienti completano la prevenzione durante il ricovero; altri, in base alla valutazione clinica, devono continuare l’eparina o altre misure anche a domicilio. Prima della dimissione, il paziente riceve indicazioni su terapia, durata, tecnica di somministrazione, gestione delle calze e segnali che richiedono un contatto medico.

È importante:

  • Assumere o somministrare la terapia esattamente come prescritta.
  • Non saltare o raddoppiare le dosi in autonomia.
  • Mantenere una mobilizzazione compatibile con le indicazioni chirurgiche.
  • Bere in modo adeguato, salvo controindicazioni mediche.
  • Indossare correttamente le calze se sono state prescritte.
  • Informare subito il medico in caso di sanguinamento, ematomi estesi, urine rosse, feci nere, vomito con sangue o altri segni emorragici.
  • Contattare il chirurgo o il medico di riferimento in caso di dolore, gonfiore, arrossamento o aumento di calore a una gamba.
  • Chiamare il 112 o rivolgersi al Pronto Soccorso se compaiono improvvisamente fiato corto, dolore toracico, svenimento, tosse con sangue o peggioramento importante delle condizioni generali.

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Domande frequenti sulla trombosi dopo un intervento chirurgico

  • Tutti i pazienti operati devono fare l’eparina? No. La profilassi farmacologica viene prescritta quando il beneficio atteso nella prevenzione della trombosi supera il rischio di sanguinamento. La decisione è individuale e dipende dal tipo di intervento e dai fattori di rischio personali.
     
  • Che differenza c’è tra trombosi venosa ed embolia polmonare? La trombosi venosa è un coagulo che si forma in una vena, spesso della gamba. L’embolia polmonare si verifica quando parte del coagulo raggiunge i polmoni e ostacola il flusso di sangue in un’arteria polmonare.
     
  • Quali sono i sintomi di una possibile trombosi alla gamba dopo un intervento? I segnali possibili includono gonfiore di una gamba, dolore o tensione al polpaccio o alla coscia, aumento del calore, arrossamento o colorazione diversa rispetto all’altra gamba. Questi sintomi non confermano da soli una trombosi, ma richiedono una valutazione medica tempestiva.
     
  • Quali sintomi fanno sospettare un’embolia polmonare? Fiato corto improvviso, dolore toracico, respirazione rapida, palpitazioni, svenimento, tosse con sangue o peggioramento improvviso delle condizioni generali richiedono assistenza immediata: chiami il 112 o si rechi in Pronto Soccorso.
     
  • Le calze antitrombo sono uguali alle comuni calze elastiche? No. Le calze antitrombo sono dispositivi sanitari con compressione graduata e misure specifiche. Devono essere consigliate, misurate e utilizzate secondo le indicazioni dell’équipe; non tutte le calze elastiche in commercio sono appropriate per la profilassi postoperatoria.
     
  • Posso indossare le calze antitrombo senza prescrizione? Non è consigliabile. Le calze possono essere inappropriate o controindicate in alcune condizioni vascolari, neurologiche o cutanee. Il loro utilizzo deve essere deciso dal medico o dal personale sanitario.
     
  • Per quanto tempo devo indossare le calze antitrombo? Dipende dalla mobilità e dalle indicazioni cliniche. In generale, se prescritte, vengono mantenute fino a quando la mobilità non è più significativamente ridotta; il team chirurgico indicherà il periodo corretto per il singolo paziente.
     
  • Posso dormire con le calze antitrombo? Se l’équipe ha prescritto l’uso continuativo, le calze possono dover essere indossate anche di notte fino al recupero della mobilità. Segua tuttavia le indicazioni specifiche ricevute e segnali prurito, dolore, intorpidimento, alterazioni della pelle o fastidio importante.
     
  • Come viene somministrata l’eparina preventiva? Nella maggior parte dei casi si tratta di un’iniezione sottocutanea, spesso nell’addome o nella coscia, eseguita da personale sanitario durante il ricovero o, se necessario, dal paziente o da un caregiver adeguatamente istruito dopo la dimissione.
     
  • L’eparina può causare lividi? Sì, piccoli ematomi nel punto di iniezione possono comparire. È utile alternare le sedi indicate e non massaggiare energicamente la zona dopo la somministrazione. Ematomi molto estesi, sanguinamento persistente o altri segni emorragici devono essere riferiti al medico.
     
  • Cosa devo fare se dimentico una dose di eparina? Non raddoppi mai la dose. Contatti il reparto, il chirurgo, il medico curante o il servizio indicato nella lettera di dimissione per ricevere istruzioni adeguate alla terapia prescritta.
     
  • Posso assumere antidolorifici mentre faccio eparina? Alcuni farmaci possono aumentare il rischio di sanguinamento se associati a eparina. Assuma soltanto gli antidolorifici prescritti o autorizzati dall’équipe e informi sempre il medico di tutti i farmaci, integratori e prodotti erboristici utilizzati.
     
  • Perché è importante alzarsi e camminare presto dopo l’operazione? Camminare e muovere le gambe favorisce il ritorno del sangue venoso e riduce gli effetti dell’immobilità. La mobilizzazione deve comunque essere graduale e avvenire solo quando autorizzata, soprattutto dopo interventi addominali, ortopedici o complessi.
     
  • Devo continuare la profilassi anche dopo essere tornato a casa? Solo se è stato indicato nella lettera di dimissione. In alcuni interventi e in persone con rischio più elevato, la prevenzione farmacologica può continuare per giorni o settimane; in altri casi termina con il ricovero o quando viene recuperata una buona mobilità.
     
  • Cosa devo fare se noto sangue nelle urine, feci nere o sanguinamento insolito? Contatti immediatamente il medico o il reparto di riferimento, perché possono essere segnali di sanguinamento associato alla terapia anticoagulante. Se il sanguinamento è abbondante, se compaiono capogiri, debolezza marcata, svenimento o peggioramento rapido, chiami il 112 o vada in Pronto Soccorso.

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